Chi ha letto La leggenda di Mezzafaccia ha già conosciuto Shaman, la donna degli spiriti della tribù degli uomini-lupo.
Nel libro però Shaman è già adulta, e non si narra la storia di come lei diventò la prima donna della tribù col dono della profezia. Se vieni con me nella sua tenda, lascerò che lei stessa ricordi quegli eventi lontani.
La tenda, vedi, offre una gradevole pozza d'ombra nella luminosità estiva e l’odore pungente, aromatico che senti è quello delle erbe medicinali che sta preparando. Sono state accuratamente disseccate per un mese sui graticci, e oggi vanno private delle parti superflue e riposte nei piccoli, preziosi orci di terraglia: un lavoro di pazienza, che non richiede però una eccessiva concentrazione e che lascerà Shaman libera di tornare con la mente alla sua infanzia.
Vero, Shaman?
Un sorriso e un cenno del capo è la risposta, Shaman è così, poco loquace, e soprattutto parla solo dopo aver raccolto le idee e deciso cosa dire. Quindi tace per un po’, mentre separa veloce petali e foglie in modo meccanico.
“Mi occupo delle erbe mediche fin da bambina”, dice poi sottovoce, “ho ancora negli occhi il sole intenso delle pianure meridionali dove sono nata e dove ho imparato, quaranta primavere fa, a distinguere, tra le altre, le piante della vita. Queste erbe sono un dono degli spiriti benigni, un dono veramente prezioso.
So che molti dubitano della benignità, e a volte addirittura dell'esistenza, degli spiriti... ma io posso testimoniare invece che essi vegliano sul mondo: molti spiriti e con molti compiti diversi.
Sulla mia tribù, la tribù degli uomini-lupo, la loro vigilanza è tenera e sollecita: da molto, molto tempo i nostri custodi utilizzano un canale con cui farci giungere richiami e allarmi, e in tal modo hanno impedito alla nostra tribù di essere devastata dagli eventi infausti che pure sono stati ricorrenti, ciechi e casuali, nel cerchio del tempo.
Fin da tempo immemorabile un uomo-lupo, uno solo in ciascun tempo!, ha ricevuto il dono di ascoltare gli spiriti, e attraverso le sue visioni i custodi hanno guidato il nostro vagare, spingendoci in epoche diverse al di là e al di qua dei monti e garantendo la nostra sopravvivenza.
All'epoca in cui nacqui io, la tribù viveva pacifica in una terra ospitale, dai campi fertili e dalle stagioni clementi. Eravamo molto fortunati, come ci ripetevano con gratitudine gli anziani della mia gente, che in passato avevano sperimentato il freddo del grande Nord. L'uomo degli spiriti all’epoca dei miei primi giorni era ormai vecchio e come da tradizione i custodi stessi gli avevano indicato il successore. Era uso che l'uomo esperto insegnasse al nuovo messaggero come restare nelle grazie di quei potenti protettori, con quali riti e cerimonie invocarli e accoglierli”.
Shaman si interrompe e dondola la testa, sorridendo, prima di riprendere a raccontare.
“In realtà egli era ben consapevole, come lo sono io oggi, che i custodi accorrono solo di propria volontà e tacciono ostinati, nonostante le cerimonie, quando non ritengano opportuno il loro intervento. Non vi è sforzo umano che riesca a infrangere questa regola. Ma gli uomini degli spiriti si trasmettevano comunque rituali e cerimonie, perché non procuravano alcun male e giovavano alla loro considerazione nella mente della nostra gente. I custodi d'altro canto non rimanevano mai lontani nel vero pericolo, sfidando in parte la regola imposta agli uomini di un futuro imperscrutabile.
Finché proprio il giovane uomo appena investito del potere dell'ascolto cadde vittima di un incidente. Il caso provò di essere pur sempre padrone di colpire chiunque, e persino i custodi dovettero accettarlo: per la prima volta, da che avevamo memoria di essere una comunità, non c’era nella tribù un erede designato a essere il tramite con i custodi.
Nello sconforto e nel timore di quella improvvisa perdita che ci rendeva nudi e orfani, una bambina parlò con voce d'uomo. Senza riti e senza alcuna cerimonia. La bambina, troppo piccola ancora per comprendere cosa le succedesse, si infilò nella capanna del Consiglio e raccomandò di accantonare molte provviste perché nei mesi venturi una stagione infame avrebbe flagellato le terre.
Quella bambina ero io, Shaman, la prima donna degli spiriti.
Parlai con una voce da uomo, suscitando grande spavento. A chi mi chiese cosa fosse successo spiegai che avevo sentito nella testa un pensiero gentile che mi sfiorava, chiedendomi di poter parlare attraverso me; e io a tanta gentilezza avevo subito acconsentito.
Tutti mi tributarono subito un enorme rispetto perché, nonostante in passato molte conferme avessero avvalorato il ruolo degli uomini-messaggeri, non era mancato chi si fosse chiesto se a parlare in loro non fosse una saggezza o una prudenza più umana che soprannaturale.
In fondo, le voci che essi dichiaravano di sentire nessun altro le udiva. Ma io, Shaman, ero troppo piccola per essere saggia, e anche per simulare una cosa così incredibile. E dunque più di ogni altro predecessore fui venerata.
Nessuno mi aveva insegnato a mettermi più su degli altri, a circondarmi di segni e di cerimoniali. In effetti non facevo altro che, quando gli spiriti me lo chiedevano, rivolgermi alla tribù con una voce non mia. Ma più ero semplice e uguale a ogni altra bambina, più la straordinarietà di quanto mi accadeva abbagliava chiunque. e mi rendeva unica”.
Un sospiro e Shaman si interrompe di nuovo e questa volta sembra non avere altro da dire. In realtà il dono degli spiriti nel tempo è cambiato in lei, e io vorrei che vi spiegasse perché, ma non le è facile parlarne. Spero di convincerla, magari sarà per la prossima volta che torneremo a trovarla.

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